Rocce di Fango: il concept prende forma
Diario di produzione del nuovo album – Capitolo 3

Quando ho pubblicato il secondo capitolo di questo diario, il nuovo album aveva ormai una struttura abbastanza definita, ma mancava ancora una cosa fondamentale: il titolo.
Oggi, dopo mesi di lavoro, posso finalmente dirlo: il nuovo album si intitolerà Rocce di Fango.

Una scelta che, in realtà, è arrivata quasi da sola.

L’idea iniziale era quella di trovare un titolo che non fosse necessariamente legato a uno dei brani. Cercavo una parola, un’immagine o una frase che potesse racchiudere in qualche modo l’intero concept del disco, senza identificarsi direttamente con una delle suite.

Per un po’ ho cercato di seguire questa strada, ma ogni volta che provavo a immaginare un titolo alternativo, tornavo inevitabilmente lì.
E alla fine mi sono fatto una domanda molto semplice: se continua a tornarmi in mente e ogni volta mi sembra il titolo più adatto, perché dovrei cercarne un altro?

La risposta, a quel punto, era semplice: Rocce di Fango. Questo titolo racchiude il filo conduttore che attraversa tutto il progetto: la ricerca di qualcosa di solido a cui aggrapparsi, ma anche la consapevolezza che quella stessa stabilità possa improvvisamente cedere. Quello che era nato come il titolo di una delle suite è diventato così il nome dell’intero concept.


Train: nuove prospettive su una vecchia composizione

Un altro tassello che si è aggiunto in queste settimane riguarda la suite Train.

Nel precedente capitolo vi avevo già parlato di Alex Massari e del suo coinvolgimento nel progetto. In questi giorni ha completato il suo lavoro sul brano, occupandosi in particolare dei soli e delle chitarre di accompagnamento.

Per ora ho ascoltato soltanto alcuni demo che mi ha mandato in privato, ma posso già dirvi che la sua contaminazione ha dato nuova vita alla suite. È stimolante vedere come una composizione nata più di dieci anni fa possa essere riletta oggi da un musicista con una sensibilità diversa dalla mia.

Entro la settimana dovrei ricevere tutte le tracce definitive che ha preparato e a quel punto potrò finalmente inserirle nella produzione.

Su Train ci saranno anche le chitarre acustiche di Alessandro Baiocchi, che ormai molti di voi conosceranno se avete seguito questo diario e i miei post sui social. Oltre a essere il Mixing & Mastering Engineer dello studio LaplaceRecording, Alessandro è anche un eccellente chitarrista e arrangiatore. Sicuramente la sua mano sarà presente su questo e anche su altri brani del disco, e non soltanto come chitarrista.

E naturalmente, come avevo già anticipato nel precedente capitolo, su Train c’è anche il contributo di Derek Sherinian, tastierista e compositore statunitense, considerato uno dei nomi più importanti delle tastiere nel progressive metal. Tra le sue esperienze più significative c’è quella con i Dream Theater, tra il 1995 e il 1999. Il suo lavoro è già parte della produzione della suite, una collaborazione di cui sono particolarmente orgoglioso e che ho già avuto modo di raccontare anche attraverso un breve reel che Derek stesso ha condiviso sui suoi canali.


Rocce di Fango: una nuova collaborazione al basso

Tornando al brano che oggi dà il titolo all’intero album, uno dei tasselli che si è aggiunto in questi mesi è la collaborazione con Andrea Sabatino, bass player, producer e composer, il cui contributo ha dato una nuova identità al pezzo, attraverso una contaminazione musicale che ho trovato particolarmente interessante.

Quando gli ho affidato il basso di Rocce di Fango, non cercavo semplicemente qualcuno che eseguisse una linea già scritta.

Volevo che il basso diventasse parte integrante dell’arrangiamento e trovasse il proprio spazio all’interno della struttura ritmica. Il risultato mi ha sorpreso, la sua linea è molto presente ma senza mai rubare spazio agli altri strumenti: un basso estremamente incollato alla cassa, con fraseggi ritmici che riempiono gli spazi e contribuiscono a dare movimento al brano senza appesantirlo.

E poi c’è un momento centrale della suite in cui il brano cambia nuovamente volto. Non è “centrale” soltanto perché si trova nel mezzo della composizione: è uno di quei punti in cui cambia l’atmosfera e cambia anche il modo in cui viene raccontata la storia. Qui Andrea ha costruito un vero e proprio assolo attraverso diverse sovraincisioni, creando un intervento molto articolato ma perfettamente inserito nel linguaggio del brano.

È uno di quei contributi che, una volta ascoltata la versione definitiva, rendono difficile immaginare il pezzo senza quella parte.

Il lavoro sulle chitarre continua

Anche il lavoro sulle chitarre del brano Rocce di Fango è in fase di completamento, soprattutto per quanto riguarda il solo finale.

Nel frattempo stiamo utilizzando come reference la versione del solo che avevo registrato durante la pre-produzione, che, avendo già una sua precisa identità, ci sta aiutando a definire la direzione musicale di questa parte del brano.

Insomma, anche questo è un tassello ancora in evoluzione, come del resto lo è buona parte del disco.


La voce femminile di Rocce di Fango

Nel Capitolo 2 avevo raccontato della ricerca di una voce femminile per Rocce di Fango: una presenza capace di rappresentare la coscienza, quasi esterna al protagonista, in dialogo con la sua mente durante lo stato di instabilità.

Oggi posso finalmente dire che quella voce ha un nome: Nanà Petrossi, cantante romana con una solida esperienza professionale.

Il suo modo di entrare nel brano mi ha colpito per personalità, sensibilità interpretativa e padronanza tecnica, caratteristiche che ho trovato particolarmente adatte al ruolo che ho immaginato per il suo personaggio.

Laplace - Nanà Petrossi - Andrea Perrotta

Queste qualità, unite alla sua capacità di confrontarsi, proporre soluzioni e contribuire attivamente alla costruzione del brano, mi hanno fatto capire che ero di fronte alla persona giusta.

Anche se le registrazioni definitive sono previste indicativamente per metà ottobre allo studio LaplaceRecording, in queste settimane ci siamo già incontrati con Nanà per iniziare a definire come intrecciare le due parti e come far dialogare i personaggi all’interno del brano.

Durante questo percorso ho avuto modo di ascoltare diverse artiste, ognuna con la propria sensibilità e il proprio modo di interpretare il brano. Voglio quindi ringraziarle tutte per essersi messe in gioco e per aver condiviso con me una parte di questo viaggio. Ho incontrato persone che ho apprezzato molto, sia dal punto di vista umano che artistico, e con cui spero possa nascere, in futuro, qualche altra occasione di collaborazione.


Sulle Stesse Macerie: una nuova direzione

Un piccolo rallentamento riguarda invece la suite Sulle Stesse Macerie. Nelle ultime settimane ho iniziato a lavorare su una progressione armonica diversa per il finale del brano, nel quale è prevista una parte cantata. È una di quelle modifiche che sembrano che abbiano un impatto minimo sulla carta e che invece possono cambiare completamente il senso di una sezione.

Sto cercando quindi di chiudere la produzione parallelamente al resto del lavoro, in modo da non incidere sui tempi complessivi dell’album, anche se non ho una scadenza imposta.

La musica non è il mio mestiere principale, quindi devo necessariamente organizzare il lavoro compatibilmente con il resto degli impegni professionali. Avere tempi necessariamente più dilatati non significa affrontare il progetto con meno attenzione: ogni fase del lavoro viene gestita con metodo, professionalità e cura dei dettagli. Per questo, al momento, non c’è ancora una data di uscita. Quello che posso dirvi è che molto probabilmente il progetto andrà oltre il 2026.

E va bene così. Preferisco pubblicare il disco quando sentirò che è davvero pronto piuttosto che anticipare una data solo per rispettare una scadenza.


Logo Disagire

L’artwork: quando la musica diventa immagine

C’è poi un altro tassello che finalmente ha trovato la sua forma definitiva: l’artwork.
A marzo ho contattato Alessandra Meneghello, in arte Disagire, un’artista il cui lavoro nasce dall’esplorazione degli stati emotivi attraverso immagini, suoni e musica.

Avevo già scoperto le sue opere qualche mese prima e il suo linguaggio visivo mi aveva colpito immediatamente, soprattutto per il modo in cui riesce a trasformare emozioni e sensazioni in immagini e atmosfere.

Attraverso il progetto Disagire, Alessandra indaga il nostro mondo interiore mettendo in relazione dimensione visiva e sonora. Ho riconosciuto subito una forte affinità tra il suo lavoro e la dimensione emotiva che volevo raccontare attraverso questo album.

Ci siamo incontrati in studio e abbiamo parlato tantissimo. Abbiamo ascoltato insieme i brani, parlato dei testi, delle sensazioni, degli stati d’animo e di quello che volevo raccontare attraverso questa musica.

Anche in questo caso il lavoro è stato tutt’altro che immediato. Cercavo un’immagine iconica, capace di andare oltre la semplice funzione di copertina, diventando una rappresentazione visiva dell’identità e del mondo emotivo dell’album.

Alessandra ha sposato il progetto con grande entusiasmo e, nonostante io sia – lo ammetto – un cliente piuttosto rompiscatole, all’inizio di agosto mi ha finalmente mandato quella che ho scelto come artwork di copertina dell’album. È un’immagine che, a mio avviso, riesce a raccontare non soltanto Rocce di Fango come singolo brano, ma l’intero concept del disco.

Qualcuno leggendo penserà: e perché non ce la mostri in questo articolo?
Qualche spoiler arriverà presto sui miei canali. E, come avevo fatto per il precedente album, conto di raccontare anche questa produzione attraverso una serie di video making of che pubblicherò sul mio canale YouTube.


Si torna in studio

Finite le vacanze estive, si riparte.
Questa settimana abbiamo già un paio di appuntamenti allo studio LaplaceRecording, con Alessandro Baiocchi, per riprendere il lavoro esattamente da dove lo avevamo lasciato. La cosa bella, arrivati a questo punto, è che il disco non è più soltanto una serie di brani che sto scrivendo e producendo, sta iniziando ad avere una propria identità:

ha un titolo;
ha una copertina;
ha le sue collaborazioni;
ha iniziato ad avere le sue voci;
e soprattutto, pezzo dopo pezzo, sta diventando sempre più vicino a quello che avevo immaginato quando ho iniziato a scriverlo.

C’è ancora parecchio lavoro da fare, ma finalmente posso dire che Rocce di Fango non è più soltanto un’idea, sta diventando un album.


Continua il viaggio

Se questo viaggio ti incuriosisce, puoi seguirne l’evoluzione qui sul sito e sui miei canali social. Nei prossimi mesi continuerò a raccontare come questo album prenderà forma: nuove collaborazioni, nuove idee musicali, sessioni in studio e altri tasselli di questo progetto che cresce passo dopo passo.

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A presto

ANDREA

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